25 novembre 2017

Mantra: come liberare la mente

Origine e significato dei Mantra

Il termine Mantra nasce dall’unione tra le parole sanscrite “manas” ovvero mente e “trayati” che vuol dire liberare. Il Mantra in sostanza è un suono che permette alla mente di liberarsi dei pensieri. In particolare si tratta di una formula espressa con una o più sillabe, o lettere o frasi, generalmente in sanscrito, che vengono ripetute per un certo numero di volte (Namasmarana) in modo da ottenere uno specifico effetto che si manifesta al livello mentale oltre che fisico ed energetico.

Il numero di Mantra esistenti sono numerosi e usati per svariati scopi; il più conosciuto è l’Om (AUM). L’origine dei Mantra è rintracciabile all’interno dei sacri testi Indù, in particolare nei Veda. In questi testi, considerati delle vere opere d’arte, la tecnica di scrittura si sviluppa su due righe, dette “slokas”. Molti Mantra però vengono eseguiti su una riga singola o addirittura usando varie combinazione con singole parole. Per gli scrittori Indù che diedero vita alle Upanishad, la sillaba “Aum” stessa rappresenta un mantra, ed è un’emanazione di Brahman, il Creatore di ogni cosa nell’Universo.

Come elevare lo spirito recitando i Mantra

Il potere della parola “Aum” è così grande che la pronuncia esatta di questa sillaba consente di giungere all’illuminazione, sperimentando così il divino. I suoni emessi dai Mantra possono essere anche considerati come una sorta di archetipi. Ciò che simboleggiano è dipendente al contesto e alla mente di chi li emette. Particolari analisi sul simbolismo dei suoni hanno dimostrato che questi ultimi hanno un significato intrinseco indipendentemente se siamo consapevoli di loro o meno. Alla luce di questo non possiamo ritenere i Mantra solo un’espressione fonetica senza alcun significato ma un insieme di precise vibrazione che se ripetute adeguatamente potranno avere effetti positivi su spirito, mente e corpo. Questi, inoltre, possono essere associati alle formule magiche avendo con esse vari punti in comune.

Essi avrebbe la capacità di trasformare in azione ogni desiderio o volontà umana. In molti casi i suoni orali vengono considerati come una manifestazione vocale del Divino. I Mantra possono essere associati a dei veri e propri suoni che emettono vibrazioni. La corretta pronuncia, quindi, assume una grande importanza (grazie allo sviluppo della scienza fonetica, in India, migliaia di anni fa).

come recitare i mantra

Il fine ultimo è quello di liberare la mente dalla realtà illusoria e dalle inclinazioni materiali. La continua ripetizione di un Mantra è definita cantilena. Lo schema generale di un Mantra è composto dal nome di una entità divina che viene salutata con questa formula: “Aum namah ——“, “Aum namo ——“, oppure, “Aum Jai (Gloria) —–” o con altre combinazioni diverse.

Perché recitare i Mantra?

In Tibet, molti buddhisti scolpiscono questi particolari suoni nella roccia come forma di devozione e il loro uso differisce in relazione alle varie scuole spirituali o filosofiche. Il loro scopo principale è quello di amplificatori spirituali. Un insieme di parole e vibrazioni che inducono nei devoti una concentrazione sempre più intensa. Ma il Mantra viene utilizzato anche per arricchirsi, sbarazzarsi dei nemici o evitare i pericoli.

L’origine dei Mantra è da ricercarsi in India, all’interno dell’Induismo Vedico e nel Jainismo. Al giorno d’oggi sono abbastanza conosciute tra le attuali e variegate pratiche spirituali, che si rifanno, non sempre con le modalità corrette, alle antiche pratiche delle religioni Orientali. Un Mantra ha due aspetti: il primo è chiamato “manana”, e sta a significare che tutto ciò che si è ascoltato deve entrare profondamente nella mente; il secondo aspetto viene detto “trānia”, e vuol dire che ciò che è entrato nella mente, in essa deve essere fissata e conservata. I Mantra possono essere considerati strumenti per pregare, adorare oppure come sistema terapeutico e di sviluppo interiore e spirituale.

I Mantra sono suddivisi in dieci karma (azioni):

Śānti (della pace profonda):
libera dalle malattie, problemi psicologici, paura, illusione.

Istambhan (che paralizza):
servono per bloccare, nell’ambiente naturale, qualsiasi tipo di essere vivente od oggetto inanimato.

Mohana (attraente):
sono usati per ammaliare uomini, donne e anche animali.

Uchchatan (che turba):
servono a sconvolgere l’equilibrio mentale, così da aumentarne il dubbio, l’incertezza, la paura, le delusione; chiunque ne subisca l’influenza agisce come se fosse vittima di una possessione.

Vaśikaran (controllo della coscienza):
il loro scopo è quello di sottomettere le persone fino a renderlo schiavo così da fargli perdere la capacità di scelta rendendolo simile ad una marionetta.

Ākarśan:
vengono utilizzati per attrarre persone che vivono lontano.

Qui di seguito riportiamo alcuni dei più famosi Mantra

Gāyatrī  

Oṃ bhūr buvaḥ svaḥ | tat savitur vareṇyaṃ | bhargo devasya dhīmahi | dhiyo yo naḥ pracodayāt

“Sfera terrestre, sfera dello spazio, sfera celeste! Contempliamo lo splendore dello spirito solare, il creatore divino. Possa egli guidare i nostri spiriti.”

Rudra  

Oṃ tryambakaṃ yajāmahe sugandhiṃ puṣṭivardhanam urvārukam iva bandhanān mṛtyor mukṣīya māmṛtāt

“Veneriamo il Signore dai tre occhi, profumato, che dà la forza e la libera dalla morte. Possa liberarci dai legami della morte.” È rivolto a Śiva nel suo aspetto distruttivo, Rudra, ed è un’esortazione il cui scopo è di allontanare la morte, nel senso di prevenire l’invecchiamento.

Mantra rivolto alla Dea suprema 

Auṃ Krīṃ Krīṃ Hūṃ Hūṃ Hrīṃ Hrīṃ Svāhā 

Il suo scopo è generico e viene recitato per ottenere qualsiasi realizzazione.

Śiva panchākśara  

Oṃ namaḥ Śivāya

“Io mi inchino davanti a Śiva”. È quello principale nelle correnti devozionali Śiva. Composto di cinque sillabe (panchākśara vuol dire appunto “cinque sillabe”, e cinque è il numero sacro di Śiva), viene ripetuto in genere 108 volte, o anche 5 volte tre volte al giorno.

Netra  

Oṃ Juṃ Saḥ 

È detto anche “il mantra dell’occhio di Śiva”

Hare Krsna  

Hare Kṛṣṇa Hare Kṛṣṇa | Kṛṣṇa Kṛṣṇa Hare Hare | Hare Rāma Hare Rāma | Rāma Rāma Hare Hare 

Noto anche come Mahā (“grande mantra”), è quello più noto delle correnti devozionali krishnaite, molto conosciuto anche in Occidente. Hare è appellativi di Viṣṇu, Rāma è il settimo avatāra di Viṣṇu; l’intonazione del mantra è considerata dai fedeli come il metodo più semplice per esprimere l’amore di Dio, Kṛṣṇa medesimo, completa manifestazione di Īśvara.

Rāja 

Śrīṃ Hrīṃ Klīṃ Kṛṣṇāya Svāhā 

“Fortuna, Illusione, Desiderio, Offerta al dio oscuro” Il dio oscuro è Krsna, con riferimento al colore della sua pelle. Invoca tre aspetti del dio, e ha come scopo di ispirare l’amore divino.

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