30 Marzo 2026

Igor Sibaldi, le più belle frasi e citazioni famose

Frasi di Igor Sibaldi. Igor Sibaldi, nato a Milano il 15 giugno 1957 ĆØ uno scrittore e saggista italiano nato da madre russa e padre italiano. Igor Sibaldi ĆØ studioso di teologia e storia delle religioni, autore di opere sulle Sacre Scritture e sullo sciamanesimo, oltre che di opere di narrativa e teatro. Dal 1997 tiene conferenze e seminari in Italia e all’estero su argomenti di mitologia, di esegesi e di psicologia del profondo. Igor Sibaldi si ĆØ occupato a lungo di angelologia, equiparandola ad una forma di psicologia. Negli anni Ottanta e Novanta ha tradotto varie opere di letteratura russa (in particolare romanzi e racconti di Tolstoj), dedicandovi monografie e saggi introduttivi. In seguito ha tradotto il Vangelo di Giovanni, dal greco antico, nel volume Il codice segreto del Vangelo e parte della Genesi, dall’ebraico antico, nel volume Il libro della Creazione. Fonte Wikipedia.

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Le più belle citazioni e frasi di Igor Sibaldi sulla vita

Sovrano, sƬ, ma sempre svelto a sorridere a lei, perchƩ solo sorridendole riusciva a non abbassare lo sguardo.


Aveva avuto paura del mondo, come tutti coloro che hanno paura di se stessi. Teme il mondo chi teme che estranei gli guardino nell’anima e ne restino amareggiati.


Le più belle citazioni e frasi di Igor Sibaldi sulla vita

Guardarsi intorno, domandandosi ogni tanto: Ā«MI PIACE o no, ciò che vedo?Ā» e pensandoci un po’: Ā«PerchĆ© mi piace? PerchĆ© no?Ā» GiĆ  questo permette di accorgersi di una quantitĆ  di cose che prima non si erano notate mai: e l’immagine del mondo ne viene rapidamente trasformata. ƈ come da bambini: il mondo diventa consigliere; come se in tutto potesse dischiudersi una possibilitĆ  nuova per la nostra vita, mentre prima quello stesso Ā«tuttoĀ» appariva spesso noioso e altrui.


Energia ĆØ la capacitĆ  di un sistema di modificare lo stato di un altro sistema con il quale interagisce.


Chi trasforma le proprie paure in alleati comincia d’un tratto a procedere di vittoria in vittoria.


Vai avanti, entri nel tuo aldilĆ  personale, e cominci ad accorgerti che puoi superare delle soglie che prima neanche vedevi, e fare passi da gigante: dipende solo da te, dal tuo coraggio interiore. Come trovare questo coraggio? Se ti accorgi che c’ĆØ una lotta tra te e l’Autòs e che ci vuole solo il coraggio per battere l’Autòs, impari anche come si fa a fare il coraggio. A quel punto puoi voltarti a vedere se qualcuno ti segue, ma non fermarti a spiegare agli altri, perchĆ© via via che sali ti accorgi che non ĆØ nemmeno una gran salita. ƈ che gli altri, i molti – in mezzo ai quali c’eri anche tu fino a poco fa – stanno precipitando, e che parlare con loro ĆØ come parlare con un sasso che precipita nel vuoto. Per poter stare a portata di voce dovresti precipitare anche tu con loro, e non ĆØ tua intenzione. O no?


Causa di ogni cosa ĆØ il suo scopo.


Nulla di vero può dirsi dell’invisibile, che non valga anche per la nostra esperienza concreta.


Purtroppo anche nella Ā«selvaĀ» della nostra civiltĆ  ĆØ in corso una grave nevrosi di massa. A determinarla, da circa sessanta anni, ĆØ un sistema di condizionamenti molto potente, capillare, mai visto nella storia dell’Occidente. Neanche i fascisti e i nazisti erano cosƬ bravi a plagiare; e questo perchĆ©, dopo la guerra, i loro metodi di massificazione sono stati ripresi e perfezionati dagli apparati che dominano la nostra tarda societĆ  industriale. ƈ la societĆ  della cultura di massa, scambiata malamente per democrazia. Sarebbe una societĆ  bellissima, perchĆ© ha un livello di benessere mai raggiunto prima. Oggi mancherebbe poco, a che la gente si accorga che può lavorare di meno e vivere di più. Lavorare quattro ore al giorno, cosƬ da avere quanto basta per sopperire alle vere necessitĆ , e nelle altre venti ore pensare, capire, scoprire, godere, sperimentare, creare.


Le più belle citazioni e frasi di Igor Sibaldi sulla vita

Quando fai ciò che fanno gli altri,  tanti si congratulano con te, ma non per te: sono contenti solo perchè ti CAPISCONO. E «capire» viene da «càpere» che significa: «prendere», «tenere», «contenere». Ti capiscono: ti contengono, ti tengono. Loro e il loro mondo sono la tua prigione.


Ogni tua dote non adoperata diviene un tuo intralcio.


Noi non siamo nati nel mondo; ciò che è nato, non è noi. E, come ogni maestro, noi vi insegniamo ciò che non facciamo: vi insegniamo a non essere nati.
Si può non esserlo. E perciò nascere quando volete, se volete, dove volete.
Vuol dire che il tuo passato non è più tuo, e ne sei libero;
vuol dire che i tuoi genitori e fratelli sono persone,Ā  e non persone tue.
Non ĆØ complicato. Occorre solo che vi diate il permesso.


«A dodici anni ebbe la sua iniziazione personale, volontaria e segreta. Durante un pellegrinaggio a Gerusalemme si allontanò dai genitori (lo fece apposta) e rimase per tre giorni nel Tempio, a fare domande ai saggi,  mentre Giuseppe e Maria lo cercavano.

Si narra che quando lo ritrovarono non riconosceva più l’autoritĆ  paterna:Ā  Rispose: Ā«PerchĆ© mi cercavate? Non sapevate che devo occuparmi delle cose di mio Padre?Ā» Ma i genitoriĀ  non compresero le sue parole (Luca 14,49). Era diventato diverso, non lo capivano più.


Le più belle citazioni e frasi di Igor Sibaldi sulla vita

Nessuno è più libero e sano di chi è più di se stesso e riesce a vedere il proprio «io» come se fosse un altro.


Terra e cielo, nell’uomo, sono rispettivamente ciò che l’uomo conosce e ciò che ancora non conosce di se stesso.


Ciò che chiamiamo felicitĆ  ĆØ uno dei sensi attraverso i quali percepiamo il mondo. Al pari del tatto, della vista, del gusto, dell’udito e dell’olfatto, anche il senso della felicitĆ  ci avverte quando qualcosa può procurarci del bene o del male: per i cinque sensi consueti, l’avvertimento consiste in impressioni sensoriali gradevoli o sgradevoli; per il senso della felicitĆ , consiste invece in sentimenti di gioia o tristezza al pensiero di fare una determinata cosa. Questo senso della felicitĆ  ĆØ ben riconoscibile nei bambini piccoli, e probabilmente la natura o chi per essa aveva disposto che si affinasse durante la crescita – come avviene negli animali. In noi, invece, viene ben presto snaturato, deviato, accecato, fino a trasformarsi nel senso di colpa – che ĆØ precisamente l’espressione del nostro esserci rassegnati a considerare il nostro senso della felicitĆ  come un elemento di disturbo nella vita delle persone Ā«normaliĀ», senza tuttavia averlo potuto eliminare del tutto.


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