21 Gennaio 2020

Paura dei buchi: la Tripofobia

Perché ho paura dei buchi? La Tripofobia

Il termine Tripofobia deriva dalle parole greche “trypa” e “phobos” e significa letteralmente paura dei buchi.

La Tripofobia, o fobia dei pattern ripetitivi, si caratterizza per la forte ansia o disgusto alla vista di gruppi di piccoli buchi naturali e artificiali più o meno profondi, di protuberanze irregolari e particolari modelli geometrici che si ripetono.

Molti oggetti con queste caratteristiche, sono spesso del tutto inoffensivi come, ad esempio, le fragole, il formaggio svizzero, i baccelli del fior di loto, la spugna, i coralli e le bolle della schiuma.

Il tutto è nato dalla diffusione, nel web, del fotomontaggio di una donna con un baccello di fior di loto sul seno descritta come un’infezione causata da una larva. Da questa immagine molte persone hanno scoperto di provare disgusto o ansia alla vista di raggruppamenti di fori.

tripofobia paura dei buchi e fori

Quali sono le cause della Tripofobia?

Il termine Tripofobia è stato usato per la prima volta nel 2005, in un forum on line in cui, un numero crescente di utenti ha iniziato a condividere le proprie paure.

La scienza non ha ancora riconosciuto la Tripofobia come disturbo psichico, ma gli psicologi Geoff Cole e Arnold Wilkins ne hanno studiato i sintomi per primi. Dai loro esperimenti è emerso che tutte le persone, chi più, chi meno, hanno un’avversione per le immagini tripofobiche, per cui giunsero alla conclusione che la fobia dei pattern ripetitivi abbia un’origine evolutiva.

Si tratta di un meccanismo di difesa, ereditato dai nostri antenati, rispetto al potenziale pericolo rappresentato dagli animali velenosi che hanno sulla pelle dei fori o trame geometriche (alcuni serpenti, coccodrilli e il polpo dagli anelli blu). Rientrano in questa ipotesi anche le celle vuote degli alveari che richiamano il timore verso calabroni e vespe.

Wilkins ha anche ipotizzato che, guardare le immagini di pattern matematici causa fastidio agli occhi e mal di testa, perché il cervello necessita di più ossigeno per rielaborarle. L’avversione si genera quindi per evitare un maggiore sforzo.

Altri psicologi sostengono che la Tripofobia o paura dei buchi sia la conseguenza di una forte repulsione verso malattie contagiose, come la varicella e il morbillo che si manifestano con la comparsa di bolle circolari.

Quali sono i sintomi della paura dei buchi?

I sintomi di chi soffre di Tripofobia sono:

  • ansia
  • mal di testa
  • nausea
  • vertigini
  • sudorazione fredda
  • palpitazioni
  • brividi
  • difficoltà respiratorie
  • attacco di panico

Come combattere la paura dei buchi o dei pattern ripetitivi

Possiamo quindi dire che la Tripofobia è una condizione intermedia tra il disgusto e la fobia. È necessario intervenire quando provoca attacchi di panico, con sintomi che durano da più di sei mesi e causa limitazioni nella vita di tutti i giorni.

La paura dei buchi può essere curata con la terapia cognitivo-comportamentale e la terapia di esposizione, o meglio ancora, con una combinazione delle stesse.

La prima ha lo scopo di aiutare il paziente a razionalizzare la paura, insegnandogli nel contempo tecniche di autocontrollo per la gestione dell’ansia. In particolare, si punta a ristrutturare il pensiero del soggetto tripofobico sostituendo le idee negative con emozioni positive.

Contemporaneamente, con la terapia di esposizione, il paziente viene posto ripetutamente di fronte ad immagini tripofobiche partendo da quelle che causano meno ansia, aumentando gradualmente l’intensità.

 

A cura di Filomena Iannone

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