21 Marzo 2019

Rimedi naturali: Ashtanga Yoga

L’Ashtanga Yoga e il principio di Patanjali

L’Ashtanga Yoga fa riferimento al sistema stabilito da Patanjali nei suoi yogasutra, costituito da otto “membra” di cui abbiamo parlato nel capitolo riguardante lo Yoga e che riassumo rapidamente: yama (astinenze), niyama (osservanze), asanapranayama, pratyahara (ritiro dei sensi), dharana (concentrazione), dhyana (meditazione), samadhi.

Negli Yogasutra di Patanjali le asana non sono trattate direttamente perché sono date per acquisite e sono considerate la base per poter raggiungere gli stadi successivi.

Come funziona l’Ashtanga Yoga

Quindi se l’Hatha si concentra sulle asana, l’Hasthanga si dedica a tutta la struttura trasmessa da Patanjali. Solitamente è data molta importanza anche alla parte teorica oltre che, ovviamente, alla meditazione (dhyana). Inoltre, negli ultimi anni, si è divulgato un tipo di Asthanga Yoga, l’Ashtanga Vinyasa Yoga trasmesso da  Sri K. Pattabhi Jois, (diffusosi in particolar modo negli Stati Uniti). Quest’ultimo, pur seguendo gli insegnamenti degli Yogasutra, prevede sequenze di movimenti fluide e in rapida successione coordinate con il respiro. In questo tipo di yoga la successione fluida dei movimenti sacrifica la fermezza che invece è alla base dell’Hatha e dell’Ashtanga tradizionale.

I principi dell’Ashtanga Yoga

L’Ashtanga Yoga ha come obiettivo principale quello di intraprendere un percorso graduale. Un percorso che si snoda attraverso gli otto stadi previsti da Patanjali che porta al raggiungimento di un graduale livello di consapevolezza. Tutto questo,  fino al compimento dell’ultimo stadio di completezza, armonia e consapevolezza. Caratteristica dell’Ashtanga è la gradualità del percorso ed il fatto che non si concentri su un solo aspetto della pratica yogica, ma sull’intero percorso previsto dagli Yogasutra.  I benefici delle due discipline sono i medesimi, la riduzione dello stress, un miglior stato vitale e un buon benessere fisico complessivo.

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Le finalità dell’Ashtanga Yoga

L’opportunità di approcciare a uno o all’altro tipo di disciplina yogica permette di seguire la propria attitudine e la propria inclinazione individuale. In entrambe i casi, però, è indispensabile rimanere costanti nella pratica e non individuare in questo tipo di disciplina una pratica ginnica. Infatti, nonostante l’attenzione sia concentrata sulle asana nell’Hatha e nelle sequenze nei due tipi di Ashtanga, rimane sempre una pratica che non prescinde dalla comunione corpo mente e dalla crescita spirituale come risultato finale ed imprescindibile.

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